Jon Gorospe

DE MAGNETE (North)

 

Opening: giovedì 22 novembre 2018, ore 18.30
Exhibition: 23 novembre - 31 gennaio 2019

 

28 Piazza di Pietra presenta dal 22 novembre 2018 al 31 gennaio 2019 De Magnete (Norh), una personale del fotografo Jon Gorospe.

Il pluripremiato artista spagnolo presenta per la prima volta in Italia una serie di scatti realizzati nei paesi del Nord Europa (Islanda, Svezia, Norvegia). Testimonianze silenziose della bellezza di quei paesaggi lontani queste fotografie sono il risultato dell’incontro dell’ artista, originario dell’Europa del Sud, con il Nord del continente, dove vive e lavora.

 

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La ricerca di Gorospe esplora la tradizione visiva del paesaggio per affermarne la componente trascendentale. Il paesaggio non è più e soltanto un luogo fisico, ma uno spazio simbolico, immenso e avvolgente che rimanda alla vastità del nostro mondo interiore.

Il titolo della mostra De Magnete rimanda al trattato seicentesco De magnete, magneticisque corporibus, et de magno magnete tellure di William Gilbert, che per primo giunse alla conclusione che l’intero globo terrestre doveva essere considerato un enorme magnete con due poli.

In mostra sui due livelli della galleria 21 foto, due installazioni e una scultura, raffigurante, appunto, una bussola. I paesaggi in bianco e nero si alternano ad alcune immagini a colori di natura quasi astratta; l’unica cosa percettibile sono infatti le transizioni tra i colori che come nella legenda di una mappa forniscono la chiave di interpretazione dell’intera serie.

Il paesaggio è qui un luogo assoluto, a tratti etereo che assume una valenza universale nella negazione di un punto di vista specifico o meglio di una scala. Come afferma Ruén Á. Arias nel testo critico che arricchisce la mostra: “Ciò che è grande e ciò che è piccolo sono intrecciati e indistinti ma ugualmente vertiginosi, ugualmente irraggiungibili”.

L’esposizione sarà aperta sino al prossimo 31 gennaio.


L’unico teatro possibile per la nostra poesia

  

[…] e partiamo
per le strade del nord, quella testa e io,
strani marinai imbarcati su una rotta
miserabile, sentieri cancellati dalla polvere e dalla pioggia,
terra di mosche e lucertole, cespugli rinsecchiti
e tempeste di sabbia, l’unico teatro possibile
per la nostra poesia. 

Roberto Bolaño “L’asino”

 

 

 

 

Gran parte della nostra educazione visiva è codificata nel paesaggio. Impariamo  presto a leggerlo, interpretarlo e diventiamo sensibili alle emozioni che ci risveglia. Inoltre, ad un certo punto, iniziamo a tradurre le emozioni in paesaggi. 

In North, Jon Gorospe esplora la tradizione simbolica e trascendentale del paesaggio per aggiornarla e parlare da quella prospettiva. Il paesaggio è presente nelle sue immagini non solo come soggetto, ma anche - e soprattutto - come spazio avvolgente che rimanda costantemente alla vastità: la vastità di ciò che è enorme e la vastità del nostro mondo interiore.

La realtà interiore a cui tende Gorospe e che spiega in questa serie è al tempo stesso enigmatica e tumultuosa. 

L’artista ha usato in più di un'occasione una particolare idea del sacro per riferirsi a ciò, sia questo inteso come un insieme di bellezza e terrore (Rilke) o di bellezza e le sue rivelazioni (le epifanie che provoca).

Per fare questo, Gorospe  ricorre ad una serie di paesaggi in bianco e nero alternati a diverse fotografie a colori in cui l'unica cosa che possiamo distinguere sono le transizioni tra i colori. Questi gradienti hanno una duplice funzione. Da un lato, proprio come la leggenda di una mappa, sono la chiave della serie: ci forniscono le coordinate che guidano la sua interpretazione. D'altra parte, rappresentano anche qualcosa di etereo e informe, un prima e  un dopo.

Un altro elemento con un ruolo strategico è presente nelle immagini del paesaggio: una scala, o meglio la sua assenza, intesa anche come la sua dissoluzione dal punto di vista della geometria frattale. Ciò che è grande e ciò che è piccolo sono intrecciati e indistinti ma ugualmente vertiginosi, ugualmente irraggiungibili.

 

Ruén Á. Arias

 

 

De magnete

 

Fu William Gilbert lo scienziato inglese che scoprì alla fine del XVI secolo che la misteriosa direzione in cui puntavano le bussole non era causata dal materiale di cui erano fatte, ma dal fatto che il nostro pianeta è un gigantesco magnete. Gilbert ha dimostrato questa teoria nel suo lavoro noto come De magnete, magneticisque corporibus, et de magno magnete tellure [sul magnete e sui corpi magnetici e sul grande magnete terrestre].

Dall'iniziale scoperta di Gilbert, la nostra conoscenza dei poli magnetici ha continuato a crescere. Ora sappiamo che sono mobili e che oscillano, che non coincidono con i poli geografici, che cambiano spesso posizione, influenzando il sonno e modificando la direzione della luce, che a sua volta modifica la nostra percezione di quest'ultima.

Il nord viene tramutato in mistero da Gilbert. Un nord magnetico, minerale, arcaico e in continua evoluzione in cui Gorospe ha ora sperimentato le diverse forme di stupore e contemplazione.


28 Piazza di Pietra - Fine Art Gallery
Palazzo Ferrini-Cini | P.zza di Pietra, 28 - Roma
06.94539281 | info@28piazzadipietra.com | www.28piazzadipietra.com
Orario d’apertura: lunedì - sabato 11-13/16-20 e su appuntamento.
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