Sergio Ceccotti

ROMA

 

Inaugurazione: mercoledì 4 marzo 2020 ore 18.30
Esposizione: 5 marzo - 20 luglio 2020
Orario d’apertura: lunedì-sabato 11-13/17.00-20 e su appuntamento lunedì mattina chiuso  

La galleria 28 Piazza di Pietra presenta dal 4 marzo al 20 luglio 2020 Roma, una personale di Sergio Ceccotti.

 

In mostra sui due livelli della galleria oltre 20 dipinti tutti di ambientazione romana con un inserto dedicato al cibo, una selezione di quadri di piccolo formato raffiguranti appetitose pietanze di gusto tipicamente italiano.

 

Nel 1955 Sergio Ceccotti espone per la prima volta, a Roma nell’ambito di una mostra riservata all’arte giovanile. Prende così avvio un longevo e fecondo percorso artistico che lo porta ad acquisire e consolidare consensi e riconoscimenti in Italia e all’estero.

Un percorso che conduce ora Ceccotti alla Galleria 28 Piazza di Pietra con una personale che egli dedica a Roma: sua città per nascita ed elezione.

 

2006 - 17.06 itinerario romano III 35x50
2007 - 2.07 itinerario romano IV 35x50
2009 - 16.09 una pizza, una birra 50x35
2010 - 10-10 una piazza, una sera 65x80
2013 - 10.13 sguardo sul tevere 130x197
2013 - 9.13 l'orologio 50x35
2014 - 13.14 il fulmine e il tram 35x50
2014 - 2.14 piazza ungheria 35x50
2015 - 2.15 settembre a piazza dei quiriti 35x50
2016 - 14.16 luci di fine giornata 50x35
2017 - 11.17 solstizio d'estate 50x100
2019 - 10.19 quadro romano II 65x80

Le opere esposte sono testimonianza del patrimonio di suggestioni e influssi maturato nel corso di una vita artistica ricca di contaminazioni culturali e riferimenti pittorici. 

Ceccotti non si propone solo di mostrare Roma attraverso scorci della sua “grande bellezza”, i suoi quadri divengono quasi le pagine di un racconto, i fotogrammi di un film che hanno la città e  i suoi abitanti per protagonisti.

 

Al fascino delle ambientazioni esterne si accostano, a volte nella medesima opera, minuziose rappresentazioni di interni, in cui oggetti di norma “poco considerati” assumono un ruolo di rilievo. E c’è poi la frequente presenza umana ad accrescere la percezione che Ceccotti  non stia affidando al nostro sguardo e alle nostre emozioni i luoghi di Roma ma la sua vita.

Come scrive la curatrice Eva Pedersen nel testo critico che correda la mostra: “I quadri di Ceccotti, prima di suscitare una coscienza intellettuale mediata che travalica la pittura, colpiscono per la loro bellezza. La bellezza misteriosa e segreta della vita quotidiana nella città più affascinante del mondo”.

 

Ulteriore riferimento alla quotidianità è inoltre fornito dal ricorso al tema del cibo. Attraverso una rappresentazione, particolarmente efficace, di piatti della tradizione Sergio Ceccotti arricchisce la mostra con un delizioso e attraente cammeo.


 

Un’esposizione di bei momenti 

di Eva - Kristin Urestad Pedersen

La prima volta che ho visto i quadri di Sergio Ceccotti è stato durante una mostra al Palazzo delle Esposizioni. Ero lì per curiosità, non conoscevo le sue opere, ed è successo

ciò che a volte accade quando si ha l’abitudine di visitare mostre diverse alla ricerca di nuovi stimoli: In modo assolutamente inaspettato, ho trovato una serie di quadri che mi hanno fortemente colpito. 

Sergio Ceccotti dipinge Roma. Dipinge anche Parigi, dipinge spiagge e posti immaginari ma i quadri che più mi hanno attratto, sono quelli di Roma: quadri di una città, non di un singolo oggetto o monumento. Poche delle sue opere ritraggono luoghi famosi quelli solitamente visitati dai turisti, ma proprio per questo sono quadri intimamente romani. Ceccotti dipinge una Roma vissuta, bellissima, di una bellezza che però non scaturisce da monumenti e angoli stretti, ma dalle vite che contiene, le vite quotidiane di ognuno di noi: I pomeriggi a casa, il ritorno dal lavoro, i nostri pasti……

Sono entrata al Palazzo delle Esposizioni e sono rimasta senza parole, muta come uno dei personaggi dei suoi quadri. 

La cosa che più mi colpì era ritrovarmi in quei quadri. Non io personalmente, ma la mia vita. Riconoscevo tutto, anche i luoghi dove non ero mai stata. Rimanevo a lungo davanti ad ognuno dei quadri e respiravo l’aria del luogo dipinto. Avevo la sensazione di sapere già com’era. 

Adesso, molto tempo dopo, ho riflettuto e capito perché le opere di Ceccotti hanno fatto una tale impressione su di me. 

Sono migrante, per mia scelta e non per dovere. Ma quale che sia il motivo per cui si lascia la propria terra, quando è fatto, quando il treno è partito o l’aereo decollato, si crea un vuoto dentro il petto. Casa adesso dov’è? 

Ormai sono tanti anni che vivo a Roma, ma una straniera sono e sarò sempre. Perciò sono sempre in cerca di conferme della mia appartenenza. La familiarità con i “soggetti” della pittura di Ceccotti, il riconoscermi nelle sue opere, mi hanno dato una conferma: Roma è casa. Vivo qui. È la mia città. Non ci può più essere un’altra casa. 

Il vuoto nel petto si è riempito. Non è da poco.

Questa lettura è strettamente personale. Del resto le opere di Ceccotti non hanno quasi mai un significato predefinito, un effetto che prevale sugli altri: si prestano agevolmente alle diverse interpretazioni.

Sono quadri altamente attrattivi sia per chi ha sempre vissuto a Roma e conosce intimamente i luoghi dipinti, sia per il turista che magari coglie in un quadro il tributo ad un indimenticabile piatto di pasta appena assaporato o mai dimenticato. 

D’altra parte non tutto ha necessariamente un senso, un significato che va oltre l’emozione immediatamente provocata.

I quadri di Ceccotti, prima di suscitare una coscienza intellettuale mediata che travalica la pittura, colpiscono per la loro bellezza. La bellezza misteriosa e segreta della vita quotidiana nella città più affascinante del mondo.

Ma anche noi sappiamo raccogliere tutti i momenti belli delle nostre vite, senza cercare un “perché” in tutte le cose?

 

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