Sergio Giuseppetti

Pittore autodidatta da sempre, frequenta negli anni ’80 e ’90 i corsi di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso l’Università La Sapienza e studia il nudo con Giulio Turcato all’Accademia di Belle Arti di via di Ripetta a Roma. La vasta produzione, di matrice espressionista e sempre sottilmente politica, si evolve dai nudi degli anni 2000-2005 alla serie dei Desaparecidos e delle donne fantasma Burka alternandosi alla lunga teoria seriale delle Mucche, per approdare sinteticamente nel 2007 con Autobomba alle grandi opere dal sapore street-art del periodo più recente. La tecnica mista utilizza i linguaggi propri dell’olio, dell’acrilico, delle tempere, delle chine e dello spray, lavorati in densità e stesure differenti, scratchate, graffiate e scolpite in una visione fortemente materica della pittura.

Geniale ed isolato, di origini proletarie ed eccessivamente schivo, ingenuamente non si è mai reso conto del reale valore della sua opera, attorno alla quale si è sviluppato un forte collezionismo privato fatto di passaparola, di amici e conoscenze, al di fuori di qualsivoglia circuito critico e commerciale ufficiale.
Nel luglio 2012 presenta per la prima volta una selezione critica del suo lavoro violentemente naif, legato compulsivamente alle suggestioni più forti dell’attualità e della cronaca, spiritualmente erede e testimone di un’epoca politica, gli anni ’70, fortemente segnata dalla parola e dal suono del rock, al quale nelle sue opere sono continui i rimandi. In questa visione metaforicamente battezzata “Hard Rock Painting” sotto una forma apparentemente rozza ed immediata si stratificano innumerevoli livelli di segni e significati; alla violenza ed all’impatto del colore, utilizzato pittoricamente come il riff di Smoke on the Water, si sovrappone la delicatissima ragnatela dell’ arpeggio di Stairway to Heaven. Le opere esposte in questa occasione tracciano un percorso decennale che partendo dalle allegorie fantasmatiche di Desaparecido e Sposa, ritratto dell’abito nuziale della moglie dell’artista, attraversa la fase delle grandi tele di stampo graffitaro tipiche degli ultimi anni, e giunge alla recentissima, sconvolgente e matura Deep Pink (Profondo Rosa), dedicata alla persistente tragedia del dilagante fenomeno della violenza sulle donne.


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