Claudio Andreoli

PAYNTINGS | The products may contain traces of human flesh

a cura di Sarah Palermo

 

1.000 dipinti in esposizione. Pitture, tracce, scavi, graffi, solchi, macchie, scalfiture, rilievi, abrasioni, incisioni o veloci pennellate che rappresentano ossessivamente la sagoma di una figura umana, sempre in ballo tra l’astrattismo e la figurazione. Molte opere hanno richiesto mesi di lavoro, altre solo state realizzate di getto in pochi secondi. Da sempre Andreoli guarda, osserva, divora la pittura dei grandi maestri, ma e anche un attento osservatore degli anonimi segni urbani alla ricerca della verita piu profonda che si nasconde nell’arte. Sono decine le tecniche inventate e sperimentate con ogni materiale possibile, un lavoro sempre in continua evoluzione.

 

I lavori, tutti diversi, ripercorrono ed analizzano un itinerario pittorico che parte dalle preistoriche pitture rupestri fino agli sconfinati territori concettuali di Lucio Fontana attraversando la densa materia di Alberto Burri. Un metodo senza limiti, libero, senza strade autoreferenziali, che porta il lavoro a una vera esplorazione della natura stessa della pittura, sia come linguaggio intellettuale che espressivo. Andreoli non usa un linguaggio riconoscibile per l’affermazione di una riconoscibilita estetica personale. Non e interessato a questo. Non intende imprigionarsi in uno stile da catalogo. Preferisce l’anonimato. Non firma le sue opere sul fronte, ma solo sul retro, la scritta e considerata un elemento di disturbo, almeno in un piccolo spazio. Quando lavora non sa neanche come stia dipingendo, spesso i risultati sono errori, sbagli, prove, non ha un bozzetto nella mente da riprodurre. Non vuole costruire la figura dell'artista attraverso l’arte, ma neanche l'arte attraverso l'artista: dipinge. Lavora contemporaneamente a numerose opere tutte diverse tra loro, scartando ogni certezza tecnica che nasce dall’esperienza del mestiere.

Si rinnega per partire sempre da zero. Usa tutto l’alfabeto e il vocabolario del mondo pittorico, tutti gli strumenti, tutti i materiali senza remore o paure sempre alla ricerca di una verita irraggiungibile. Spesso si appropria dei linguaggi dei grandi maestri, non si pone il problema di correre il rischio di imitare, e solo ed unicamente interessato a capire, anche percorrendo una strada gia percorsa da altri. A fronte dei terreni consolidati apre nuovi sentieri, che egli stesso non riesce a ripercorrere. Sono talmente tante le tecniche sperimentate che alcune si sono perse e di fatto sono irripetibili. Irripetibili come sono gli esseri umani. Ma cosa vuole ritrarre? Il ritratto fotografico ritrae la nostra esteriorita, la superficie, che solo in parte, e non sempre, fa trasparire l’invisibile. Anche il classico ritratto pittorico percorre la stessa strada. I lavori di Andreoli sono sostanzialmente ritratti del nostro invisibile. In mostra ci saranno centinaia di figure, ma solo una e lo specchio dove ci vedremo riflessi come solo noi possiamo riconoscerci. Come ci riconosciamo nelle cose che ci piacciono, che sia un'automobile o una citta. Ognuno vede le cose diversamente. Nessuno pu negare che la Gioconda sia sempre la stessa, siamo noi che la vediamo in un modo diverso.

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Le sagome di una figura umana, come degli ectoplasmi, apparentemente simili tra loro ci svelano una nuova visione, un orizzonte nascosto dentro chi guarda alla scoperta di se stesso. Come un abito ci veste e ci mostra agli altri, i ritratti di Andreoli vestono l’anima per offrire un' immagine di noi a noi stessi. Sono ritratti di una parte invisibile che non conosciamo fino all'istante prima e che si svela nel dipinto. Sono solo tracce per la ricerca di una nostra intima verita che per non e mai assoluta, pu durare un attimo o essere infinita, fondamentale e comunque cercarla. In fondo siamo tutti uguali ma anche tutti diversi. Persino da noi stessi.

 

Exhibition: 20 Aprile 2013 – 7 Maggio 2013

 

 

 

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